Cinque giochi che mi hanno fatto piangere
Una classifica di lacrime note e meno note. No spoiler.
Ho la lacrima facile? Può darsi, ma non ho paura di usarla. Ho un incerto ricordo al limite della calunnia di Stephen King, in un’intervista, che confessa di avere paura dei tuoni. Pensare che un maestro dei brividi li provasse in prima persona per eventi ben più terreni di un pagliaccio interdimensionale mi ha sempre ispirato, persino dato forza. Quindi, quando qualcosa mi spaventa, mi avvicino di un passo a una mia personale storia di paura. Quando qualcosa mi fa piangere, ne voglio comprendere l’emozione e replicarla. E se quell’intervista fosse vera o no, non importa più.
Non mento, allora: i giochi in questa lista sono sempre con me, scrittore e giocatore. Eccovi una classifica crescente, personale e incompleta, dei videogiochi che mi hanno fatto piangere. Non farò spoiler.
5) And Roger (Kodansha, 2025)
È estremamente probabile che la maggioranza di noi non l’abbia giocato. Lo store eShop di Nintendo non ci sarebbe mai arrivato a propormelo e, se non l’avessi sentito nominare in un podcast, l’avrei perso.
A metà strada tra un’avventura grafica e un’esperienza da vero e proprio storybook, racconta uno degli orrori più spaventosi che io conosca. Il gameplay replica con una drammatica macchinosità le azioni di tutti i giorni e le difficoltà nel compierle di chi questo orrore lo vive, il tutto in un point-of-view di una bambina accompagnata da una figura misteriosa. Ma dov’è la nostra famiglia?
Il finale è dolce, troppo dolce, ineluttabile.
4) Season: A Letter to the Future (Scavengers Studio, 2023)
Un viaggio stranissimo, simile a niente di ciò che conosco, ma che parla di qualcosa che faccio ogni giorno, cioè ricordare. Siamo Estelle e lasciamo per sempre la nostra mamma, la nostra casa natale e il panorama che conosciamo. Un viaggio in bici, una fotocamera in mano, un taccuino.
Arriviamo in un piccolo insediamento che sta per essere spazzato via. Decidiamo così di trascorrere gli ultimi istanti di quel luogo insieme ai suoi abitanti, aiutandoli a dire addio a tutto ciò che conoscono.
Una lettera al futuro che insegna come i ricordi siano tutto ciò che abbiamo per combattere l’apocalisse, ma solo se sappiamo lasciarli andare. Grandioso.
3) Super Paper Mario (Nintendo, 2007)
Lo so, non ve l’aspettavate. Ma se conoscete la serie Paper Mario sapete anche che stiamo parlando di ottima scrittura, forse la migliore tra le serie targate Nintendo. Comicità a fiotti, personaggi strampalati ma fragili e tangibili, storie così avvincenti da non riuscire a credere alle emozioni che si provano giocandole.
Super Paper Mario, però, ha un posto speciale per chi ama principi e principesse, per chi vorrebbe che il destino giocasse a loro favore sempre e comunque, anche quando oscure profezie si mettono di traverso.
La storia che sa farsi costruire con calma, mostrando le carte al momento giusto fino a una svolta dolce e struggente che, senza mai abbandonare la propria vivacità, è capace di insegnare l’amore romantico a un pubblico di qualsiasi età.
2) What Remains of Edith Finch (Annapurna Interactive, 2017)
Questo titolo ha fatto la storia. Non solo contribuisce alla nascita di un genere nuovo, ma lo fa grazie a uno dei racconti più potenti che abbia mai visto. Per me, è un capolavoro immortale.
Siamo Edith. La nostra famiglia ha un triste destino: ogni suo membro muore prematuramente, quasi per una maledizione. Siamo l’ultima Finch in vita. Dovremo esplorare la dimora in cui hanno vissuto tutti i nostri parenti, rivivendo nel frattempo le loro storie, affrontando in prima persona gli ultimi istanti di ciascuno di loro.
Ogni Finch ha il suo stile grafico, il suo genere di gameplay, la sua strana e assurda storia di morte e di sogni. Certe sottotrame segnano un prima e un dopo nella memoria del giocatore, pugnalandolo con crudeltà e infinita bellezza. Le storie di Lewis e Gregory non le ho superate.
Il 2017 doveva essere l’anno dei giochi tristi, perché arriva…
1) Last Day of June (505 Games, 2017)
Pure raccontarvi la premessa mi sembrerebbe un delitto. Chiunque abbia perso qualcuno di caro può capire quelle notti insonni a chiedersi se abbia fatto tutto il possibile, se abbia dato ogni goccia di energia disponibile per far sentire felice chi amava e, in alcuni (molti) casi, se avrebbe potuto evitare la sua scomparsa.
Last Day of June, sviluppato dalla italiana Avantgarden (ex Ovosonico), è un’estate da dimenticare e ricordare ossessivamente, insieme, poche ore di un pomeriggio di giugno in cui cerchiamo di manomettere un omen ineluttabile. Puzzle, personaggi, ambientazione, colonna sonora: è tutto semplicemente perfetto. Un’avventura che mi ha lasciato con i condotti lacrimali svuotati per almeno una settimana, anche grazie (o soprattutto) a un finale indimenticabile.
Una storia che consiglio sempre a chiunque, che parla di amore e di perdita in un modo tanto diretto quanto poetico. Da recuperare quando si ha voglia di immergersi senza respirare, affrontando un terrore universale, per poi uscirne con più ordine, più vocabolario per il proprio dolore.
Quali sono i videogiochi che toccano quella vostra corda intoccabile? Me ne vengono in mente ancora tanti, per cui, chissà, un’altra lista potrebbe arrivare presto.










Edith Finch... 💔
Aggiungo alla wishlist: Last Day Of June, and Roger y Season 💕