Pokémon Pokopia | Recensione Narreview #05
Il lato dolce della catastrofe.
Bentornati su Narreview, la serie ad altissimo rischio spoiler di Scenarios! Questa è una recensione che prende in esame lo storytelling di un videogioco divisa in votazioni per ogni elemento. Eccovi una legenda dei punti valutati e i numeri precedenti:
Lo so, alcuni dei numeri sopracitati sono strani. “Perché non porta titoli come Clair Obscur: Expedition 33?” La verità è che alcuni giochi si prestano meglio di altri per il tipo di lavoro che cerco di fare su Substack. Sviscerare un gioco dalla più che acclamata narrazione come quella del titolo di Sandfall, o di un qualsiasi gioco di Remedy, o di Rockstar e via dicendo, può essere formativo sia per chi scrive che per il lettore, certo, ma il senso di rischio puì andarsi un po’ a perdere. Non che non si debba fare, ma permettetemi di dire che l’ebrezza di prendermi del tempo per spiegare perché l’ultimo Pokémon è un piccolo gioiello di narrazione non ha prezzo. Specie considerando il triste andazzo da Bianco e Nero a questa parte.
Game Freak, Koei Tecmo, The Pokémon Company, Nintendo… per favore, fate che non sia stato solo un errore o un miracolo o entrambi.
Soggetto
Iniziamo con una piccola sorpresa. Se lo considerassimo come il cozy-builder che credevamo che fosse, potremmo affermare che la sinossi ufficiale del gioco sia “Ricostruisci il tuo paradiso Pokémon insieme a tanti nuovi amici” o qualcosa del genere, e tanti saluti. Ciononostante, il filo rosso della main story è leggermente diverso. Ditto e i suoi amici lavorano sì alacremente per migliorare il proprio habitat, ma lo fanno proprio perché il loro mondo è letteralmente disastrato. Un cataclisma climatico ci spinge a costruire perché c’è quello o, sostanzialmente, la morte (fortino?), il tutto senza la presenza di un singolo essere umano in tutto il mondo esplorabile.
È così che il soggetto diventa “Ricostruisci il tuo paradiso Pokémon insieme a tanti nuovi amici per attirare nuovamente gli esseri umani”. Tutto, qui, è una grande dedica ai nostri ex-Allenatori, una grossa sindrome d’abbandono fatta storia. E scusate se non è una batosta rispetto al più spensierato “Collezionali tutti!”.
Voto: 8/10
Protagonista
Il mute protagonist è sempre difficile da aiutare nella classifica dei grandi eroi. Ciononostante, è un Ditto, è simpatico (perché sorride sempre, non per altro), e prende le sembianze del proprio Allenatore. Un bimbo sperduto che ne aiuta altri, invalutabile eppure funzionale. Questo voto non farà chiaramente media.
Voto: 6/10
Altri personaggi
Il linguaggio è centrale, quando si scrive. E qui ci sono varietà e qualità, che altro non sono che una dimostrazione di un enorme affetto per i Pokémon e di una grande competenza drammaturgica.
I Pokémon Elettro hanno un brillante slang “da Gen Z” capace di far sorridere anche il più fedele spettatore di Twitch, quelli Acciaio ricordano il ragionamento algoritmico di un test di Turing, gli Psico meditano per calmare la propria ansia e i Leggendari, data la loro veneranda età, si rivolgono a noi dandoci dei “giovanotti”. È successo: sono i Pokémon come li sognavamo da piccoli e tornano a essere il core della loro stessa saga.
Se poi volete pure un accenno di lacrimuccia, ci pensano le backstory del Professor Tangrowth, Pallichu e gli altri Pokémon presenti nella trama principale.
Voto: 10/10




Spazio e worldbuilding
Questa landa vuota e inospitale è la nostra Kanto, scopriremo, ma devastata da uragani e siccità e fotografata dopo tanto, tanto tempo nel futuro. Ricostruirla non significa solo tornare indietro con la nostra memoria: ne stiamo creando una nuova, letteralmente mattone dopo mattone.
Riconoscere i (pochi) luoghi chiave che abbiamo visto su Giallo o Let’s Go Pikachu!/Eevee! colpisce duro, ma è la nostra azione a farsi mondo. Potrebbe essere più dolceamaro di così?
Voto: 7/10
Tempo e architettura della storia
Non sono d’accordo con chi afferma che la storia sia solo un lungo tutorial per la costruzione. La trama procede lungo cinque regioni piene di personaggi unici e quest che, perdonatemi, ho trovato esilaranti, e che vanno ben oltre la costruzione di habitat.
Il ritmo delle missioni principali è buono, la sensazione di mistero cresce, ed è uno di quei casi in cui la semplicità e la linearità sono lo strumento di una storia “per tutti” e non “per scemi”.
Voto: 8/10
Missioni secondarie
Più basilari, che di regola reggono per la profondità di base del gameplay. “Avrei piazzato quei divani pop nell’atrio del mio grattacielo in ogni caso, Polywrath.”
Nota di merito per il “Livello di vivibilità” di ogni area, solo in parte legato alla main quest, che è molto divertente far salire costruendo mobili, modificando il clima e piazzando percorsi. Peccato che si possa arrivare a un massimo di 10.
Voto: 6/10
Sceneggiatura
Tanto divertenti sono i primi incontri con i Pokémon con cui legheremo, quanto limitate le linee di dialogo presenti in sè in tutto il gioco. Eppure, qui succede un altro miracolo: una volta insediati, i Pokémon interagiscono silenziosamente tra loro e con l’ambiente, dandoci la costante sensazione di star creando un ecosistema vivo, dandoci la splendida illusione di un potenziale più grande di quello che il gioco prevede davvero.
Lo so, non è scrittura in senso stretto, ma ricordiamo che il fulcro dell’esperienza è l’immersione. E anche questa viene decisa a tavolino dai narratori.
Voto: 8/10




Parole del mondo
La quantità di diari, giornali, flyer pubblicitari e testimonianze scritte in fretta e furia prima dell’apocalisse in un passato remoto è sorprendente. Esplorando il mondo veniamo a conoscenza non solo della quotidianità di una Kanto che abbiamo carezzato da piccoli, ma anche degli istanti prima della grande evacuazione che, lo ricordiamo, ha portato gli esseri umani a rifugiarsi nello spazio.
È la lore fatta bene pur nella sua semplicità, che racconta, amplia e si connette alla main quest al punto giusto della storia, lasciando al giocatore il piacere della scoperta senza che gli venga somministrata la verità più ovvia nel momento più ovvio.
Ah, le descrizioni dell’Habitadex sono troppo carine.
Voto: 9/10
Tema centrale e temi nascosti
Sotto il (giusto) gran parlare di cura per l’ambiente e delle relazioni col prossimo, a volte, fa capolino un tema che ripeterei ai miei figli fino allo sfinimento: “Per chi facciamo quel che facciamo?”
Il finale di Pokémon Pokopia non si conclude con l’incontro con gli esseri umani, distanti anni luce dal pianeta che hanno insozzato e abbandonato. Forse torneranno, forse no: il pianeta, i nostri amici, il nostro ikigai sono ora una responsabilità nostra al 100%. Non curiamo per ottenere, ma otteniamo curando. Era dai tempi dei Mystery Dungeon che non ce lo dicevano così.
Prendiamoci anche un momento per sorprenderci davanti a una multinazionale che parla apertamente di cambiamento climatico, forse l’unica vera questione di cui abbia senso scrivere nel XXI secolo.
Voto: 10/10
Valore per la saga
Infinito.
Voto 11/10
Momenti memorabili
L’entrata in scena di Kyogre mi ha fatto definitivamente comprendere che Pokopia è una canzone d’amore a tutto il suo meraviglioso, trentennale universo.
Voto: Voglio creare un habitat per Kyogre ma non si può
Giudizio finale
Su Reddit, un utente ha scritto: “Pokopia risolve il più grande difetto della saga: ha eliminato gli umani.” Quanto è vero… Che sollievo poter staccare dalle solite, sciocche motivazioni e i dialoghi di bassa qualità che “animano” gli Allenatori delle ultime generazioni.
Pokémon Pokopia mi ha fatto ricordare qualcosa di vitale per l’intera saga: collezionarli tutti non è bello perché sono forti nelle lotte alla Lega. È bello perché sono i Pokémon. Sono tanti, ci capiscono, ci imitano, e possono avere una loro storia.
Questo brand, che, lo ricordiamo, è il più redditizio nel settore dell’intrattenimento a livello globale, è un potenziale generatore infinito di trame, luoghi, epoche, caratteri, insegnamenti e scontri di enorme respiro, e titoli come questo ce lo rammentano. Ce lo meritiamo, una volta ogni tanto.
Voto: 9/10
Grazie per la lettura! Molto presto arriveranno altre Narreview! Ogni feedback è ben accetto, nei commenti o in privato!






